Terre premesse....

.............. E se Acconci...... ; Althoff forse intendeva........

...Certo, esistono anche atteggiamenti altrettanto consapevoli, ma più cordiali,
come quello di Marc Camille Chaimowicz che imbandisce spazi della memoria,
quadri tridimensionali in cui il visitatore può indugiare, sedersi, ascoltare musiche,
leggere lettere private, assistere alla vita dell’artista rimessa in scena attraverso
assemblaggi d’oggetti per nulla casuali.

Sono abbracci:
una vita che si apre per accogliere l’altro.
Tentativi romantici, a tratti struggenti, di condivisione,
come quelli che in prevalenza hanno voluto rappresentare
pittoricamente gli artisti di Terre Premesse.
Ousmane Coly immagina un percorso verso l’astratto,
mentre Abraham Ejob preferisce vederlo nella luce.
Mohamed Hassan rincorrere una primavera possibilmente eterna e
l’identifica contestualmente in un amore imperituro.
Hussain Abid
immagina un desco visto dall’altro, in questo caso,
le porzioni sono ancora solo per un singolo individuo,
come se il desiderio di incontrare l’altro fosse stato inatteso.
Ismail Homoda visualizza una festa, tanti coriandoli, festoni…
Ma il grande assente sembra essere il festeggiato e i suoi ospiti.
Un po’ come accade nel video di Anna Franceschini
nel quale le giostre di un Luna Park danzano unicamente per l’obbiettivo
della telecamera dell’artista, ma nessuna presenza umana le anima.
Silenziose e isolate come la festa di Ismail.
Gholamreza Rahimi
immagina la libertà traducendola in un fiore,
mentre Muhammad Afzal avverte lo stesso bisogno di protezione
che porta Sissi a realizzare vestiti, intesi come sculture portabili
e case per il proprio corpo.
Amir Najafi così come Abdullah Nzari, Zahir Qasimi, Ysupha Yawla
preferiscono nascondere la figurazione in forme che indugiano verso
l’astrazione di sentimenti che ancora, forse, non riescono a contemplare
la visione pacificata di un traguardo conseguito.

Ad ogni modo, sia che le aspettative siano attese o restino deluse,
sia che le visioni manifestino ottimismo o non riescano ancora
a conciliare il principio del desiderio con quello della realtà,
l’arte resta sempre e comunque territorio e ambito d’accoglienza.

Milovan Farronato